La potatura degli alberi in città - VerdeInVista

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La potatura degli alberi: utile, indispensabile o dannosa? 
a cura di Fiorenzo Pandini

Un albero sano, posizionato correttamente e non danneggiato da scavi nel suolo o rotture della chioma, non richiede solitamente nessuna potatura importante, pesante o frequente, eccezion fatta per la rimonda delle branche secche o male inserite. 
Questo lo dice la natura quando gli alberi crescono in condizioni ambientali idonee: nei boschi e nelle foreste, infatti, i vecchi alberi si “auto-potano” lasciando morire alcuni rami interni della chioma che cadono poi a terra.
In città, sia nei viali che nei nostri giardini, la potatura di un albero prende invece altri significati nel caso di particolari “problemi” che certi alberi possono soffrire.
Ci riferiamo a tutta quella serie di handicap che gli alberi soffrono nei giardini “sovraffollati” o lungo i marciapiedi interessati da scavi o cordonature stradali.
In queste situazioni, le potature diventano lo strumento per rimettere in sicurezza gli alberi deboli o mal posizionati o danneggiati.
Le potature, su questi alberi, devono però risolvere alcuni problemi…e non crearne altri!
Ci riferiamo a tutti gli interventi di potatura pesante (capitozzi) o potatura inutile a cui molti alberi vengono sottomessi.
L’arboricoltura ci insegna poi che gli alberi hanno una diversa capacità di rispondere ai tagli.
Da una parte ci sono molte latifoglie che, anche se tagliate al piede (caso estremo di potatura!), riescono a rivegetare dalle gemme latenti del colletto ricostruendo una chioma, anche vigorosa, seppur diversa dalla chioma dell’albero originario.
E’ il caso dei boschi tagliati regolarmente a ceduo.
Sul versante opposto vi sono invece quasi tutte le conifere (pini, abeti e cedri) che non sopportano alcun tipo di potatura eccezion fatta per la rimonda delle branche rotte e dei seccumi.
Qualsiasi potatura, su queste piante, genera infatti pericolosi affastellamenti di chioma o porta addirittura l’albero alla morte.
Pini, cedri e abeti non possiedono infatti gemme secondarie sottocorticali capaci di riemettere vegetazione dai capitozzi e quindi, ogni taglio forte, porta a morte la branca accorciata.
Come spiegare allora certi capitozzi tragici che vediamo sugli alberi dei nostri viali cittadini e dei nostri giardini? 
Perché si paga un giardiniere incapace che commette un danno?
Questi lavori, possiamo chiederci, vanno pagati come “servizi di manutenzione al verde” o vanno invece sanzionati come “danni al verde”?
I casi di “danno biologico da errata potatura”, sono determinabili con procedure di estimo tra le quali il metodo svizzero modificato (messo a punto dall’Università di Milano), è ormai accettato da tutti i Tribunali italiani e ultimamente ha creato scompiglio tra i giardinieri incapaci.
Il tecnico estimatore (un dottore agronomo necessariamente iscritto al proprio Albo), non fa altro che applicare una serie di rilevazioni delle caratteristiche dell’albero i cui dati, una volta utilizzati nel metodo parametrico, monetizzano la sanzione a carico di chi ha fatto le potature scorrette.
Il metodo è applicabile a qualsiasi tipo di danno sugli alberi e spesso viene richiesto dai Comuni che vogliono rifarsi sui danni stradali raso-tronco.
La perizia di danno biologico diventa allora uno strumento di risarcimento per la parte lesa ma anche un ottimo deterrente contro tutte le imprese che, armate di motoseghe ma prive di cultura tecnica, imperversano nelle nostre città.
 "Chi sbaglia paga…” dice il proverbio: e questo vale anche nell’arboricoltura urbana!
 
 
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